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-Dovevo scappare. Dovevo andarmene. Avevo bisogno di allontanarmi da Tom dopo il litigio pesantissimo che avevamo fatto. Io sto male adesso e lui quanto me. Ma è ancora troppo presto, purtroppo, per ricongiungerci e perdonarci subito...-
Bill cominciò a raccontare assorto, spiegò tutto; da com’era partito a com’era finito tutto, terminando con una lunga, lunghissima pausa. Alix adesso si spiegava ogni dubbio, l’aspetto familiare, i modi di fare, la voglia di imparare l’italiano per nascondere la sua lingua madre, i corsi di chitarra per ricordare Tom, la mancanza di voglia di cantare, sia per nostalgia che per paura di essere scoperto, il modo in cui languiva i trucchi, lo specchio e gli abiti strani... si spiegava ogni cosa.
-E... inoltre.. avevo paura della reazione che avresti potuto avere... quando l’avresti scoperto...-
La ragazza lo abbracciò e lui cominciò a piangere. Alix fece il possibile per confortarlo dolcemente e con calma. Si riprese dopo molto, doveva stare davvero male. Smise di lasciar cader lacrime, tirò su col naso e asciugò il viso con la manica della maglia, nei suoi occhi si accese un forte sguardo da falso duro e si alzò. Mosse i primi passi che si bloccò, lei gli stava stringendo un polso con forza.
-Dove vai?-
-A fare le valige. E... a trovare un altro posto dove stare...-
-Che? Ma sei pazzo?-
-No, perché so chiamerai i paparazzi-
Alix allentò un po’ la presa.
-Ti fidi così poco di me?-
Sussurrò. Bill la guardò colpito, non sapeva cosa rispondere. Lei aveva capito cosa significava per lui passare del tempo lontano dal mondo dello spettacolo, seppur da solo, a riposarsi. Dal suo sguardo triste aveva afferrato che la ragazza non lo avrebbe mai e poi mai lasciato andar via, che non avrebbe mai tradito la sua fiducia.
-Possibile?- disse Bill fra sé e sé. Si voltò, volgendo lo sguardo al rosso vermiglio, a quel color sangue vivido, poggiò le ginocchia a terra, di fronte a lei, gli alzò lo sguardo da terra posandogli le dita sotto il mento e socchiuse gli occhi.
-Questo significa che non vuoi che me ne vada?-
Scosse la testa, voleva che lui rimanesse.
-Perché vuoi che io resti? Vuoi vantarti con il resto del mondo di conoscermi? Vuoi sputtanare il giro quello che verrai a sapere di me? Vuoi copiarmi lo stile?-
Lei scosse violentemente il capo.
-Vuoi arrivare fino a portarmi a letto e poi mi manderai a quel paese?-
Negò tutto di nuovo.
-Allora perché vuoi che continui a rimanerti vicino?-
-Perché ti voglio bene. Sei la prima persona che mi rivolge la parola oltre a mia sorella, mi fido di te e non voglio assolutamente rovinare quella poca fiducia che tu riponi in me. Non chiamerò nessun paparazzo, nessun giornale, non mi pavoneggerò davanti a nessuno, non ti voglio copiare e portarti a letto è una possibilità che fino a che tu non l’hai menzionata nemmeno avevo pensato. Voglio tenere la verità per me, da egoista del cazzo... nemmeno mia sorella verrà a sapere chi sei davvero. O almeno non lo verrà a sapere da questa bocca...-
Bill accennò un debole sorriso, adesso che anche lui era sicuro che Alix sarebbe stata al suo fianco si sentiva molto bene. Aveva trovato quella piccola amicizia che da tempo languiva con tutto se stesso, non chiedeva tanto; un ragazzo o una ragazza che gli stesse vicino oltre il gruppo non è una gran cosa, eppure aveva sofferto tanto. Molto probabilmente, il destino aveva fatto litigare i gemelli Kaulitz per permettere a lui di incontrare lei. Ma era ancora troppo presto per dirlo. Si alzò e si sedette accanto a lei. Le accarezzò il viso pallido e lei lo guardò curiosa.
-Mi prometti che non mi tradirai mai?-
-Solo se tu non tradirai mai me....-
Bill ci pensò un po’ su, si diede dello scemo e poi sorrise. Le accarezzò le guance di nuovo.
-Come faccio a fare del male questo bel viso? Ti giurò che non romperò mai il legame di fiducia che mi hai concesso, perché conosco quanto per te sia difficile arrivare a lasciare un po’ di stima in qualcuno. E lo ripeto...-
Si portò una mano al petto, esattamente sopra il cuore.
-Giuro che non ti tradirò mai- esclamò deciso il ragazzo.
-Allora nemmeno io tradirò te... prometto sulla mia stessa vita-
Si abbracciarono dolcemente, Alix affondò il viso nell’incavo del collo di Bill.
-Tesoro che c’è?-
-C’è che sono felicissima, ma non voglio piangere perché sto troppo bene...-
-Invece è bello piangere di gioia-
-Ma io ho anche paura...-
-Di cosa?-
-Di cambiare. Finalmente ho un amico fidato a cui raccontare tutto senza tenermi tutto dentro. Forse non è bene, ci sta che raccontando i miei dolori smetta di imparare dagli errori...-
-Col cuore segnato dalle ferite degli sbagli tuoi e degli altri, dalla tua sensibilità e dell’ignoranza altrui è impossibile che tu dimentichi. Inoltre io ti sarò sempre accanto per aiutarti... tranquilla...-
Alix strinse l’amico con più forza, le voleva bene davvero, e dopo la sua promessa era più che convinta che quell’amicizia sarebbe durata molto a lungo. Chiuse gli occhi, si sentiva stranissima, era leggera, senza peso, vuota ma felice, oltretutto in petto chiamava un’insolita voglia di parlare insistentemente soave.
-Che facciamo? Gli diciamo qualcosa di noi oppure stiamo zitti fino a che non parla lui?-
-Ma mi scoccia! Questo silenzio inoltre è carico di tensione! Brutta cosa!-
-Allora buttati! Ti fidi?-
-Si!-
-E allora?-
Alix stava conversando con una vocina nella sua testa molto seccante, e aveva assunto un’espressione a dir poco assurda.
-Che stai facendo?-
-Eh? Cosa?-
-Hai una faccia strana...-
-No niente, la mia coscienza mi sta parlando. E mi sta rompendo le scatole!-
-Parli con la tua coscienza?-
-Cosa ti vuoi aspettare da una pazza?-
-Niente di normale suppongo-
-Appunto-
Alix si voltò a guardare il cielo, si dipinse sul suo volto un sorriso malinconico e triste ma avente un che di felicità.
-Sai Bill, io e mia sorella non siamo sempre state sole...-
-Cosa vuoi dire?-
-Quando io e lei nascemmo, i nostri genitori ci abbandonarono subito in un ospedale, perché non ci volevano. Spiegarono in fretta e furia i motivi e ci lasciarono li, fra le braccia di un’infermiera. Quella buona donna, fece il possibile per tirarci su e trovare una famiglia che ci volesse... o tantomeno i parenti. Un giorno, venne a trovare quell’infermiera una sorridente coppia di vecchietti che diceva essere nostri nonni. Accertato DNA e documenti, la donna ci lasciò a loro felice di aver trovato finalmente qualcuno che avrebbe potuto dare qualcosa in più di una semplice carezza ogni tanto, ma anche triste di doverci lasciare. I nostri nonni, ci garantirono tutto; casa, affetto, istruzione, vestiti, giochi e piccoli vizi che si convengono prima a delle neonate, poi a delle bambine e infine a delle giovani adolescenti. Facevano tutto con gioia, a dispetto di quello che io ero, mi amavano comunque... amavano mia sorella. Ci volevano bene. Però... un giorno nonna non si sentì tanto bene, fu ricoverata all’ospedale, eravamo poco più che dodicenni. Così che il nonno fu costretto a stare il giorno con noi e la notte con lei, nonna non voleva chiamare una baby sitter, non voleva affidare le loro bambine a una sconosciuta... quindi nonno la sostituì. E subito cominciarono i guai...-
Si interruppe e sospirò profondamente. Il ragazzo la guardò curioso. Abbassò la testa e ricominciò col racconto.
-Salen se la spassava, andava sempre in giro con lui, acquistavano di tutto, giocavano e si divertivano... Pensa a dove ero io invece? Io ero a casa, in un angolo buio a piangere. Mio nonno penso, che credesse che esistesse solo mia sorella. Io per lui ero la causa di tutto il male capitato alla nonna, ero la causa di una ferita che mi sorella si era fatta per sbaglio, causa di una sua caduta... ero causa della riga sul muso dell’auto. Essendo costretta a non muovermi quasi, io non combinavo mai niente... e non ricevevo mai niente. Il mio compleanno non esisteva. Non esistevo io. Quando nonna morì, lui si accanì ancor più contro di me e Salen ebbe così tanta compassione della mia situazione che si offrì di coprire ogni mia azione considerata sbagliata con ogni tipo di scusa. Non so cosa mi spinse a farlo ma... ne approfittai nel modo più sbagliato. Già stavo sempre zitta, come muta; se il mio silenzio si fosse accentuato di poco nessuno l’avrebbe notato e devo aggiungere per fortuna... perché ubriacarmi mi dava quell’effetto. Sono diventata alcool dipendente, bevevo sempre, e mano mano svuotavo la riserva di alcolici di mio nonno. Salen copriva ogni sparizione, lui ci credeva e ricomprava. Mi stavo rovinando con le mie mani, ma in fondo era l’unica cosa che mi impedisse dal suicidarmi in tronco. Ho continuato a bere fino alla morte del nonno in terza media, per due anni la mia gemella mi ha coperto il culo. Poi la dispensa cominciò a svuotarsi totalmente, e io non potevo complicare la vita a quel piccolo nucleo familiare che adesso eravamo solo noi due. Finite quelle bottiglie la mia depressione si fece apocalittica, e mentre mia sorella si faceva in quattro per racimolare qualche soldo come poteva e risparmiare... io continuavo a morire lentamente. Finalmente arrivò il primo anno di superiori e conobbi voi per caso. Mi salvaste la vita nel vero senso della parola. Cominciai a riprendermi e a vivere, presi confidenza con mia sorella come si conviene, molto simile a quella fra te e Tom... lei trovò lavoro come cameriera ed è quello che tutt’ora esercita e ci permette di continuare a tirare avanti abbastanza da non lamentarci, mentre io mi occupavo di voi, della scuola e di casa. Ho vissuto così fino a che non ho incontrato te, sei il mio primo amico e la prima persona a cui riveli tutto questo. Ti sono riconoscente per tutto quello che mi dai anche inconsapevolmente, adesso che ho parlato mi sento meglio. Non ti voglio raccontare i particolari perché mi metterei a cercare il miglior modo per uccidermi in poco tempo e non voglio...-
La ragazza sospirò come per riaversi da un lungo momento senz’aria. Sorrise a Bill che la guardò con le lacrime che già scendevano, si abbracciarono dolcemente. Alix asciugò con cura le lacrime al ragazzo, che ricambiò il sorriso di poco prima.
-Prego. E comunque anche tu sei molto importante per me...-
Alix lo guardò interrogativa, poi urlò...
-Bibo sei il mio primo e unico migliore amico e tale rimani!-
-E anche tu lo sei per me, fuori dal gruppo. La prima e l’unica....-
Lei si spostò sulle gambe del ragazzo, stringendo le sue intorno al bacino dell’amico, la gonna nera a scacchi le copriva delicatamente la pelle candida che righe delle calze non riuscivano a nascondere, strinse fra le dita il viso di Bill e si guardarono negli occhi per un tempo infinito; rosso vermiglio e nocciola, sangue contro terra in una lotta eterna, bianco e nero assieme, normalità e pazzia, bene e male, angelo e demone. Bill mise le sue mani fra i capelli candidi di lei cominciando una lunga carezza, senza mai staccare lo sguardo dal suo corpo e dai suoi occhi; passò i palmi sul collo, sulle spalle, sullo scollo del maglione per poi fermarsi sui fianchi, che strinse con più forza. La avvicinò a se lentamente, leggeva attraverso quegli specchi color della fiamma una paura molto forte nel profondo dell’anima ma lui la ignorò. Alix lo lasciò fare. Ormai erano a pochi centimetri uno dal volto dell’altra, le loro fronti si toccavano, lei si sentiva strana e tremendamente scomoda, sedeva esattamente su un punto imbarazzante e cercò di non farci caso come poteva. Bill le cinse la vita con un braccio poi affondò le dita fra le sue ciocche argentee, spinse col braccio la schiena di lei verso il suo petto e poi appoggiò le labbra sulle sue. Se fosse stato un bacio nessuno dei due lo sapeva, era molto timido, molto accennato e leggero; ma era dolce, troppo dolce e ai due piacque lo stesso. Si abbracciarono, non c’era traccia di amore, semplicemente si volevano (come amici) davvero molto bene.
Se mi volete conoscere ho msn... chiedete pure.


