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Quando fortuna, amore e fantasia si incontrano
CAT_IMG Posted on 25/11/2009, 21:34Quote
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Non voglio più avere le tue lacrime sui miei occhi

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 23/12/2009, 19:42


grazie.. sul serio

Se mi volete conoscere ho msn... chiedete pure.

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CAT_IMG Posted on 26/11/2009, 11:25Quote

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vali veramente tanto anche se non capisco tanto (del genere intendo) scrivi bene. ;)

Edited by ras-algehu1 - 1/12/2009, 16:40
 
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CAT_IMG Posted on 26/11/2009, 15:47Quote
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danke ancora... e comunque non c'è niente da capire.. nella fan ficton un fan srive semplicemente quello che s sentirebbedi fare. ovviamente ci vuole mooooolta fantasia^^

Se mi volete conoscere ho msn... chiedete pure.

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CAT_IMG Posted on 26/11/2009, 15:53Quote

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La fantasia mi sa che l'ho finita da tempo! :lol:
Comunque leggereo altre tue cose volentieri. ;)
 
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CAT_IMG Posted on 1/12/2009, 14:28Quote
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va bene.. posto il prossimo capitolo appena lo finisco e prometto che posterò delle poesie^^

Se mi volete conoscere ho msn... chiedete pure.

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CAT_IMG Posted on 1/12/2009, 15:29Quote
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7

Alix si alzò presto, aveva un gran mal di testa che le impediva di pensare a qualsiasi cosa, passò davanti allo specchio e sbarrò gli occhi... oddio che mostro! Laviamoci! Si fiondò in doccia celando il suo volto con i capelli, mentre si preparava si mise a cantare a squarciagola svegliando Salen che la sera prima era tornata a casa mezza sbronza.
-Alix diamine! Abbassa quella maledetta voce!-
-Come?- urlò la gemella dal bagno
-Abbassa la voce!-
-Cosa?-
-Ti trancio le corde vocali!!!-
-Tronco?-
-Aaaah!!!-
Salen si alzò scocciata, si preparò nel bagno di camera sua e andò a far colazione. Buttò sul tavolo biscotti e tazze, non era bello cominciare la mattina così. Alix uscì dal bagno raggiante.
-Saleeeeeeen!-
-È tutta la mattina che urli in doccia! Mi hai svegliato e mi hai scocciato! Basta! Non urlare più!-
-Scusa amore, non l’ho fatto apposta... nel senso, non volevo-
Salen si addolcì vedendo gli occhi pentiti della sorella
-Vieni qui pazza!-
Si abbracciarono e si diedero il buongiorno con un grande abbraccio, fecero colazione parlando di questo e di quello. In quei momenti si sentivano più amiche che gemelle.
-Ho conosciuto un ragazzo a canto, fa corso di chitarra-
-Com’è?-
-Simpatico, molto-
-Simpatico secondo gli altri o secondo te?-
-È il primo ragazzo in vita mia che mi rivolge la parola! Mi ha detto che vuole essere amico mio, che mi vuole bene! Sta all’hotel qui accanto, oggi pomeriggio lo faccio tornare qui per studiare insieme italiano-
-Italiano?-
-Si, è tedesco e non parla inglese, vuole imparare italiano e lo voglio aiutare-
-Ok, comunque non ti lasciar accecare; ti conosco so come sei, tenti a buttarti fra le braccia del primo figlio di buona donna che ti rivolge gentilmente la parola. Non voglio ti faccia assolutamente soffrire-
-Lo so gemellina, lo so-
-Carino?-
-Lo sai che non guardo mai l’aspetto. Comunque ha dei capelli biondi più morbidi di... non so cosa. Immagina la cosa più morbida e soffice che hai mai toccato, ecco; i suoi capelli sono dieci se non cento volte più lisci e morbidi. Veste semplicissimo, maglietta e t-shirt scura, aspetto un po’ androgino, belle mani, corpo fine e magro anche se è molto alto. Sorride divinamente e ah degli occhi nocciola che sono stupendi!-
-Ne parli come se fosse Dio in terra-
-Mi ha colpita! Mi ha detto che vuole essere mio amico, e io ci sono rimasta malissimo!-
-Prendila come vuoi ma stai attenta ok?-
-Si!-
Sistemarono la cucina, misero la tuta quando suonarono al campanello.
-Alix apri tu?-
-D’accordo!-
Alix si avviò alla porta sbadigliando come un orso, girò il chiavistello e si trovò raggiante Francy, con un astuccio e un quaderno sotto al braccio.
-Ciao!-
-Zau!-
Si abbracciarono.
-Come va?-
-Tutto bene, mia sorella ti vuole conoscere lo sai?-
-Ah, ok. Posso entrare?-
-Si certo! Scusa!-
Lo fece accomodare sul divano e lui aprì una pagina vuota per appuntarsi la spiegazione, dando alla ragazza il tempo di un grande sorriso.
-Permesso! Si può?-
Salen entrò ancheggiando nel salotto, fissando strenuamente il ragazzo che, dal canto suo, non la degnava di uno sguardo; aveva occhi solo per la sua professoressa e per il suo sorriso. Salen era chiaramente interessata, quel ragazzo dal look androgino la intrigava e le ricordava qualcosa, o meglio.. qualcuno. Ma chi?
-Ciao sono Salen piacere-
Il ragazzo si girò un poco, le strinse la mano e si presentò...
-Piacere sono Francesco, ma chiamami Francy-
Per poi tornare a guardare Alix che aveva fra le mani i suoi vecchi libri di grammatica e letteratura.
-Vi scoccia se guardo?-
-No sore...-
Salen si sedette con far sexy sulla poltrona li vicino, scocciata. “Perché non mi guarda!” pensò lei. “Eppure... com’era? Ragazzo secchione, lavoro coglione? Ci sarà da punzecchiarlo a dovere questo...” Nel frattempo Alix spiegava e Francy ripeteva e scriveva, ogni mezz’ora facevano pause di cinque minuti per permettere al cervello di rilassarsi e ricominciare. Dopo due ore lasciarono Salen a dormire sulla poltrona accanto ai libri ed uscirono, tornando dalla loro lunga passeggiata all’ora di cena. Fu così per molto tempo, Francy di pomeriggio stava con le gemelle, imparava l’italiano con Alix, usciva, andava a scuola di chitarra e a canto; adorava stare vicino a lei, e lei vicino a lui. Passarono quei 3 mesi di vacanze estive poi, alle ragazze toccò andare a scuola, così cominciò l’ultimo anno di superiori. Avrebbero dovuto anche affrontare gli esami ma ad Alix non era quello che faceva più paura, o almeno non tanto quanto i suoi stessi compagni di scuola. Un pomeriggio tornò a casa in anticipo di qualche ora, da sola... la casa era ovviamente vuota, varcò la porta di casa, la richiuse con violenza e poi si serrò in camera propria. Verso le tre del pomeriggio Francy venne a suonare a casa delle gemelle come ogni giorno, nessuno gli venne ad aprire. Si interrogò sconsolato sul motivo...
-Non è possibile...- si disse -Se non ci fossero state mi avrebbero avvertito, almeno una in casa c’è sempre. Aspettiamo un paio di minuti forse sono occupate....-
Poi si ricordò della chiave di riserva che Alix, in buona fede, gli aveva messo sotto lo zerbino di nascosto da sua sorella. Alzò il tappetino blu con la scritta “Wilkommen” rossa, prese la chiave, aprì, e risistemò tutto. Chiuse la porta dietro di se, appoggiò i libri e la chitarra sul divano del salotto e chiamò...
-C’è nessuno?-
Quella casa aveva un non so che di spettrale con tutte le finestre chiuse. Controllò tutte le stanze del piano di sotto quando, avvicinandosi alle scale, sentì un lieve rumore provenire dal secondo piano.
-Hei c’è qualcuno? Sono Francy!-
Per tutto il corridoio si sentivano solo delle specie di squittii spezzati, il ragazzo si voltò verso la porta viola e nera in fondo; gli strani suoni provenivano da li.
-Alix? Salen?- urlò.
Non si sentiva alto che l’eco della sua voce nel vuoto. Man mano che si avvicinava i rumori erano sempre più forti, ma non erano squittii erano singhiozzi, dei singulti di bambina. Era a un paio di centimetri dalla porta con la mano appoggiata alla maniglia lucente d’ottone.
-Alix? Sei tu?-

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CAT_IMG Posted on 4/12/2009, 22:59Quote
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8

Aprì piano la porta cigolante quando gli si fermò il cuore di colpo; la sua amica stava piangendo. Era sdraiata sul letto, che cercava con tutta se stessa di nascondere il pianto e di trattenersi, ottenendo però dei piccoli gemiti sommessi e spezzati. Le ginocchia piegate al petto, i capelli che le nascondevano il volto piantato fra le coltri del letto e il cuscino.
-Oi, Alix ma che ti è successo?-
Il ragazzo si sedette preoccupato vicino alla ragazza, che non rispose. Ella si limitava a stringere ogni tanto il cuscino con forza, fino a far sbiancare le nocche, e non dava segno di sentire.
-Alix che c’è che non va? A me puoi dirlo lo sai...-
Il ragazzo sollevò il volto all’amica e rimase sconcertato; il trucco colato, il volto angelico rigato dalle lacrime e da segni rossi e viola. Francy appoggiò un dito cauto su una di quelle chiazze e l’amica si voltò di colpo dall’altro lato. Cosa? Lividi e graffi? Tolse la giacca alla ragazza, poi abbassò un po’ la scollatura rivelando le spalle e il petto ricoperte dal doppio delle ferite del viso.
-Tesoro mio che ti hanno fatto? Ti hanno picchiata?-
La ragazza annuì debolmente con la testa, coprendosi il volto con un fazzoletto preso dalla tasca. Si asciugò delicatamente le guance attenta a non farsi del male, poi tornò a singhiozzare. Francy la abbracciò teneramente e lei affondò il viso nella sua spalla, senza ricambiare l’abbraccio. Il ragazzo sentiva il corpo fragile di Alix sussultare ad ogni singulto, come scosso da un tremendo terremoto; Francy accarezzava ininterrottamente i capelli candidi alla ragazza per farla calmare, ci riuscì dopo una ventina di minuti.
-Grazie...- disse lei con un filo di voce tremante.
-Di niente, per te questo ed altro...-
Lei accennò un debole sorriso mentre guardava le coperte inermi.
-Raccontami che è successo, che li scuoio vivi quei bastardi. Non si devono permettere di sfiorarti nemmeno con un fiore-
Le spostò una ciocca ribelle dal viso e la guardò negli occhi vermigli: adorava dannatamente quel colore per quanto anormale potesse essere.
-Stavo mangiando in un angolo del cortile da sola, come ogni giorno, quando un gruppo di ragazzi che non avevo mai visto mi hanno avvicinata. Avevano un aspetto truce e beffardo, mi hanno detto che avevo fatto del male a un loro amico e che la dovevo pagare cara. Ovviamente non era vero, l’ennesima calunnia sulla pecora nera di classe. In quell’angolo nessuno mi avrebbe mai notato per quanto avessi potuto urlare. Mi hanno gettato a terra scaricandomi addosso le peggio ingiurie e bestemmie, mi hanno colpito dovunque in non so quanti modi, era suonata la fine dell’intervallo ma io ero ancora li, senza forze, senza il coraggio di difendermi, a farmi picchiare come una bambola di pezza. Se ne sono andati quando ormai quasi non mi muovevo più, dopo dieci minuti ho sentito l’impulso di andarmene via di li. I muscoli mi gridavano pietà e sanguinavo, se rifacessi tutta la strada a ritroso noteresti le mie gocce di sangue per terra. Sono tornata a casa e mi sono buttata qui a sfogarmi con le lacrime. Il resto lo sai anche tu...-
Francy abbracciò Alix ancora più forte, maledicendosi per non essere stato li in quel momento.
-Tesoro senti, vuoi che ti do una mano a disinfettarti le ferite?-
-Grazie, sulla schiena non c’arrivo..-
La ragazza si tolse completamente la maglietta, aiutata dal ragazzo che rimase stupefatto; la sua amica nascondeva sotto quella candida pelle arrossata un corpo meraviglioso. Francy deglutì e si riscosse violentemente, poi l’amica si voltò scoprendo le guance rosse dall’imbarazzo; era ancora più carina se possibile. Sorrise, si alzò per andare al bagno a prendere disinfettante e ovatta mentre il ragazzo cercava inutilmente di riprendersi.
-Porca puttana quanto è bella!- si disse sottovoce.
Alix tornò e si sedette di fronte a Francy che si tastava le tempie con le dita, a denti stretti. La ragazza strinse delicatamente uno dei polsi dell’amico e allontanò la sua mano dalla testa, appoggiandola sul letto. I loro visi erano vicinissimi.
-Tesoro stai bene?-
Francesco deglutì di nuovo.
-Si sto benissimo, dai passami il disinfettante e voltati che ti aiuto...-
La ragazza fece come ordinato e cominciò a disinfettarsi volto, petto e braccia. Lui, d’altro canto, disinfettava le spalle e la schiena delicatamente notando, però, che la ragazza, nonostante sembrasse molto fragile, aveva una soglia del dolore molto bassa. Dopo qualche minuto conclusero e la ragazza si rivestì. Francy tirò un sospiro di sollievo. Alix si voltò lentamente e con fatica. Sorridendo all’amico che l’aveva gentilmente aiutata.
-Ti va di uscire? Ho bisogno di togliermi di dosso questa brutta sensazione opprimente. Dove vorresti andare?-
-Non lo so.. non sono di qui, non conosco il posto...-
-Principalmente nella tua città natale quando avevi bisogno di star da solo dove andavi?-
-A fare un giro in auto, o al parco, al mare o in giro... non so...-
-Allora.. ti va di andare al parco?-
-Ok, va bene. Mi raccomando portati dietro qualcosa di pesante. Io sono più abituato al freddo...-
-Ma tu che ne sai che stasera farà freddo?-
-È tutto il giorno che le nuvole scorrono nel cielo. Secondo me o piove o si alza il vento-
-Wow, adesso ho anche il metereologo in casa!-
-Dai piantala!-
Si alzano poi il ragazzo nota una porticina immersa nel buio.
-Che c’è lì?-
-Il mio studio. Lì leggo i miei libri, scrivo quello che mi sento e disegno. Un giorno ci entrerai. Non adesso...-
-Perché no?-
Mise il broncio sgranando i grandi occhi nocciola.
-Ti preeeego!-
-Smettila! Uffa! E va bene... ti ci porto! Contento?-
-Si!-
Francy si mise a sorridere mentre saltellava e batteva le mani, come solo una persona sapeva fare... Alix lui è lontano ok? È categoricamente impossibile qualsiasi cosa tu vada a pensare. Sospirò pesantemente poi aprì la porta del suo studio. Il ragazzo si precipitò dentro ritrovandosi di fronte uno spettacolo raro, scaffali pieni di libri e scartoffie scritte, lapis di decine di tipi, gomme a palate, pennelli, tempere, carboncini, quel posto era peggio di una cartoleria.
-Oddio mio!-
-Hemm... scusa la confusione. Ma diciamo che questa stanzina è casa mia. Non ti farò leggere niente perché ti conosco ancora poco, ma i miei disegni li puoi guardare-
-Stupiscimi!-
Alix sorride e mostrò a Francy di tutto, animali di ogni genere, paesaggi, personaggi e bestie mitologiche o di fantasia, pitturati su ogni tipo di carta e con ogni specie di tecnica. Francesco era letteralmente stupefatto!
-Mammina! Disegni da dio! Io faccio solo bozzetti per vestiti o piccole modifiche!-
-Allora disegni moda!-
-Si in effetti, se qualcosa mi piace davvero me la faccio anche realizzare-
-Bellissimo! Allora ti posso dare qualche idea?-
-Se vuoi...-
Francy si aggirò per quella piccola stanza prendendo in mano una cartella nera, bianca e rossa, cominciando a sfogliarla. Trovò dei ritratti a lui molto familiari, li guardò un po’ con le lacrime agli occhi, un po’ sorridendo.
-No! Quella cartella no!-
-Perché?-
-Perché dei disegni non li ho finiti!-
-E quindi?-
Il ragazzo si passò fra le mani ritratti disegnati ad arte di Gustav, Georg e Tom rispettivamente batterista, bassista e chitarrista dei Tokio Hotel. Poi scoprì un cartoncino piegato a metà e lo aprì, era piena di ritratti di Bill Kaulitz, perfettamente disegnati ma senza volto. Se li rigirò fra le mani, dietro alla carta la foto attaccata per completare l’operato.
-Perché questi non sono finiti?-
-Beh...- sospirò -Perché io non riuscirò mai a disegnare ciò che vedono i miei occhi, posso fare il ritratto uguale identico, ma non sarò mai capace di ritrarre la realtà come la vedo realmente. La sua bellezza io non ce la farò mai a riportarla su carta...-
Francy la guardò comprensivo, capiva... la squadrò, poi uscì dalla stanza. Alix guardò il ritratto stupendamente incompleto poi girò il cartoncino attenta a non sfumare il carboncino con le dita. Guardò la bellissima foto che avrebbe voluto riportare, trattenne le lacrime poi sgranò gli occhi. Mise le sue cose a posto di fretta e uscì anche lei, aggrottò la fronte.
-No, è impossibile-
Spinse il ragazzo fino alla porta e poco dopo si ritrovarono nel parco, col sole morente. Camminarono senza mai fermarsi, in pressante silenzio per minuti che sembravano ore, fino a che si sedettero in pieno tramonto su una panca in ferro lavorato a regola d’arte, Alix accarezzò con le mani scarne i braccioli finemente intrecciati, come se il ferro fosse stato la lana per un uncinetto, il metallo liscio e lucido ogni pochi centimetri si esibiva in una foglia d’acanto arricciata stupendamente bene; quasi sembrava viva. Si chiese quanto tempo e quanta soddisfazione l’artigiano che aveva architettato quella bellezza avesse provato a lavoro concluso. Francy sorrise e la ridestò dai suoi sogni. Lei ricambiò accennando un debole riso poi si accoccolò accanto a lui appoggiando la testa sulla sua spalla e stettero così, vicini senza parlare, fino a che il tramonto diventò solo tre farfalle rosse che volteggiavano fra le note blu delle nuvole all’orizzonte.
-Francy, io ti conosco da poco. Da troppo poco forse...-
-Con questo cosa vuoi dire?-
-Voglio solo dire che io ti nascondo molte cose, ma anche tu me ne nascondi una. Grossa. Forse troppo...-
-Che? Stai male?-
-No, sto anche troppo bene...-
Francy aveva le farfalle nello stomaco, era impossibile... La ragazza si avvicinò socchiudendo gli occhi e schiudendo le labbra, ormai era a pochi centimetri dal suo viso. Gli si avvicinò all’orecchio...
-Voltati per favore...- gli sussurrò
Francy si voltò, sentiva le mani fredde della ragazza avvicinarsi alle spalle, sentiva le dita minute fremere e lui provava paura. La ragazza scostò dolcemente i capelli ambrati del ragazzo da un lato, facendoseli passare lentamente fra le dita e svelando un tatuaggio nero pece sul collo liscio dell’amico. Ritraeva il simbolo dei Tokio Hotel. La ragazza poi appoggiò i palmi sul braccio sinistro, alzando lentamente la manica della maglia scura. Il ragazzo fissava immobile. Alix mise in risalto un altro tatuaggio; Freiheit 89, alzò la maglia sul lato destro abbassando anche di un poco i pantaloni, tre stelle concentriche, infine tolse totalmente la maglietta a Francy che rimase a petto nudo. La ragazza scoprì anche l’ultimo tatoo, quello sul fianco sinistro dal significato nascosto, mostrando al mondo la scritta nera sulla pelle chiara, alla luce della nascente luna. Alix accarezzò ogni centimetro di quella stupenda pelle coperto dalle linee scure con le dita, facendo rabbrividire il ragazzo che ormai aveva perso la sua maschera. Gli rimise la maglia poi lo fissò incredula...
-Perché ti sei nascosto a me Bill?-

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CAT_IMG Posted on 6/12/2009, 18:25Quote

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Tu sei proprio una scrittice nata! ;)
 
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CAT_IMG Posted on 6/12/2009, 18:27Quote
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grazie... me la cavo..

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CAT_IMG Posted on 12/12/2009, 17:30Quote
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9

-Dovevo scappare. Dovevo andarmene. Avevo bisogno di allontanarmi da Tom dopo il litigio pesantissimo che avevamo fatto. Io sto male adesso e lui quanto me. Ma è ancora troppo presto, purtroppo, per ricongiungerci e perdonarci subito...-
Bill cominciò a raccontare assorto, spiegò tutto; da com’era partito a com’era finito tutto, terminando con una lunga, lunghissima pausa. Alix adesso si spiegava ogni dubbio, l’aspetto familiare, i modi di fare, la voglia di imparare l’italiano per nascondere la sua lingua madre, i corsi di chitarra per ricordare Tom, la mancanza di voglia di cantare, sia per nostalgia che per paura di essere scoperto, il modo in cui languiva i trucchi, lo specchio e gli abiti strani... si spiegava ogni cosa.
-E... inoltre.. avevo paura della reazione che avresti potuto avere... quando l’avresti scoperto...-
La ragazza lo abbracciò e lui cominciò a piangere. Alix fece il possibile per confortarlo dolcemente e con calma. Si riprese dopo molto, doveva stare davvero male. Smise di lasciar cader lacrime, tirò su col naso e asciugò il viso con la manica della maglia, nei suoi occhi si accese un forte sguardo da falso duro e si alzò. Mosse i primi passi che si bloccò, lei gli stava stringendo un polso con forza.
-Dove vai?-
-A fare le valige. E... a trovare un altro posto dove stare...-
-Che? Ma sei pazzo?-
-No, perché so chiamerai i paparazzi-
Alix allentò un po’ la presa.
-Ti fidi così poco di me?-
Sussurrò. Bill la guardò colpito, non sapeva cosa rispondere. Lei aveva capito cosa significava per lui passare del tempo lontano dal mondo dello spettacolo, seppur da solo, a riposarsi. Dal suo sguardo triste aveva afferrato che la ragazza non lo avrebbe mai e poi mai lasciato andar via, che non avrebbe mai tradito la sua fiducia.
-Possibile?- disse Bill fra sé e sé. Si voltò, volgendo lo sguardo al rosso vermiglio, a quel color sangue vivido, poggiò le ginocchia a terra, di fronte a lei, gli alzò lo sguardo da terra posandogli le dita sotto il mento e socchiuse gli occhi.
-Questo significa che non vuoi che me ne vada?-
Scosse la testa, voleva che lui rimanesse.
-Perché vuoi che io resti? Vuoi vantarti con il resto del mondo di conoscermi? Vuoi sputtanare il giro quello che verrai a sapere di me? Vuoi copiarmi lo stile?-
Lei scosse violentemente il capo.
-Vuoi arrivare fino a portarmi a letto e poi mi manderai a quel paese?-
Negò tutto di nuovo.
-Allora perché vuoi che continui a rimanerti vicino?-
-Perché ti voglio bene. Sei la prima persona che mi rivolge la parola oltre a mia sorella, mi fido di te e non voglio assolutamente rovinare quella poca fiducia che tu riponi in me. Non chiamerò nessun paparazzo, nessun giornale, non mi pavoneggerò davanti a nessuno, non ti voglio copiare e portarti a letto è una possibilità che fino a che tu non l’hai menzionata nemmeno avevo pensato. Voglio tenere la verità per me, da egoista del cazzo... nemmeno mia sorella verrà a sapere chi sei davvero. O almeno non lo verrà a sapere da questa bocca...-
Bill accennò un debole sorriso, adesso che anche lui era sicuro che Alix sarebbe stata al suo fianco si sentiva molto bene. Aveva trovato quella piccola amicizia che da tempo languiva con tutto se stesso, non chiedeva tanto; un ragazzo o una ragazza che gli stesse vicino oltre il gruppo non è una gran cosa, eppure aveva sofferto tanto. Molto probabilmente, il destino aveva fatto litigare i gemelli Kaulitz per permettere a lui di incontrare lei. Ma era ancora troppo presto per dirlo. Si alzò e si sedette accanto a lei. Le accarezzò il viso pallido e lei lo guardò curiosa.
-Mi prometti che non mi tradirai mai?-
-Solo se tu non tradirai mai me....-
Bill ci pensò un po’ su, si diede dello scemo e poi sorrise. Le accarezzò le guance di nuovo.
-Come faccio a fare del male questo bel viso? Ti giurò che non romperò mai il legame di fiducia che mi hai concesso, perché conosco quanto per te sia difficile arrivare a lasciare un po’ di stima in qualcuno. E lo ripeto...-
Si portò una mano al petto, esattamente sopra il cuore.
-Giuro che non ti tradirò mai- esclamò deciso il ragazzo.
-Allora nemmeno io tradirò te... prometto sulla mia stessa vita-
Si abbracciarono dolcemente, Alix affondò il viso nell’incavo del collo di Bill.
-Tesoro che c’è?-
-C’è che sono felicissima, ma non voglio piangere perché sto troppo bene...-
-Invece è bello piangere di gioia-
-Ma io ho anche paura...-
-Di cosa?-
-Di cambiare. Finalmente ho un amico fidato a cui raccontare tutto senza tenermi tutto dentro. Forse non è bene, ci sta che raccontando i miei dolori smetta di imparare dagli errori...-
-Col cuore segnato dalle ferite degli sbagli tuoi e degli altri, dalla tua sensibilità e dell’ignoranza altrui è impossibile che tu dimentichi. Inoltre io ti sarò sempre accanto per aiutarti... tranquilla...-
Alix strinse l’amico con più forza, le voleva bene davvero, e dopo la sua promessa era più che convinta che quell’amicizia sarebbe durata molto a lungo. Chiuse gli occhi, si sentiva stranissima, era leggera, senza peso, vuota ma felice, oltretutto in petto chiamava un’insolita voglia di parlare insistentemente soave.
-Che facciamo? Gli diciamo qualcosa di noi oppure stiamo zitti fino a che non parla lui?-
-Ma mi scoccia! Questo silenzio inoltre è carico di tensione! Brutta cosa!-
-Allora buttati! Ti fidi?-
-Si!-
-E allora?-
Alix stava conversando con una vocina nella sua testa molto seccante, e aveva assunto un’espressione a dir poco assurda.
-Che stai facendo?-
-Eh? Cosa?-
-Hai una faccia strana...-
-No niente, la mia coscienza mi sta parlando. E mi sta rompendo le scatole!-
-Parli con la tua coscienza?-
-Cosa ti vuoi aspettare da una pazza?-
-Niente di normale suppongo-
-Appunto-
Alix si voltò a guardare il cielo, si dipinse sul suo volto un sorriso malinconico e triste ma avente un che di felicità.
-Sai Bill, io e mia sorella non siamo sempre state sole...-
-Cosa vuoi dire?-
-Quando io e lei nascemmo, i nostri genitori ci abbandonarono subito in un ospedale, perché non ci volevano. Spiegarono in fretta e furia i motivi e ci lasciarono li, fra le braccia di un’infermiera. Quella buona donna, fece il possibile per tirarci su e trovare una famiglia che ci volesse... o tantomeno i parenti. Un giorno, venne a trovare quell’infermiera una sorridente coppia di vecchietti che diceva essere nostri nonni. Accertato DNA e documenti, la donna ci lasciò a loro felice di aver trovato finalmente qualcuno che avrebbe potuto dare qualcosa in più di una semplice carezza ogni tanto, ma anche triste di doverci lasciare. I nostri nonni, ci garantirono tutto; casa, affetto, istruzione, vestiti, giochi e piccoli vizi che si convengono prima a delle neonate, poi a delle bambine e infine a delle giovani adolescenti. Facevano tutto con gioia, a dispetto di quello che io ero, mi amavano comunque... amavano mia sorella. Ci volevano bene. Però... un giorno nonna non si sentì tanto bene, fu ricoverata all’ospedale, eravamo poco più che dodicenni. Così che il nonno fu costretto a stare il giorno con noi e la notte con lei, nonna non voleva chiamare una baby sitter, non voleva affidare le loro bambine a una sconosciuta... quindi nonno la sostituì. E subito cominciarono i guai...-
Si interruppe e sospirò profondamente. Il ragazzo la guardò curioso. Abbassò la testa e ricominciò col racconto.
-Salen se la spassava, andava sempre in giro con lui, acquistavano di tutto, giocavano e si divertivano... Pensa a dove ero io invece? Io ero a casa, in un angolo buio a piangere. Mio nonno penso, che credesse che esistesse solo mia sorella. Io per lui ero la causa di tutto il male capitato alla nonna, ero la causa di una ferita che mi sorella si era fatta per sbaglio, causa di una sua caduta... ero causa della riga sul muso dell’auto. Essendo costretta a non muovermi quasi, io non combinavo mai niente... e non ricevevo mai niente. Il mio compleanno non esisteva. Non esistevo io. Quando nonna morì, lui si accanì ancor più contro di me e Salen ebbe così tanta compassione della mia situazione che si offrì di coprire ogni mia azione considerata sbagliata con ogni tipo di scusa. Non so cosa mi spinse a farlo ma... ne approfittai nel modo più sbagliato. Già stavo sempre zitta, come muta; se il mio silenzio si fosse accentuato di poco nessuno l’avrebbe notato e devo aggiungere per fortuna... perché ubriacarmi mi dava quell’effetto. Sono diventata alcool dipendente, bevevo sempre, e mano mano svuotavo la riserva di alcolici di mio nonno. Salen copriva ogni sparizione, lui ci credeva e ricomprava. Mi stavo rovinando con le mie mani, ma in fondo era l’unica cosa che mi impedisse dal suicidarmi in tronco. Ho continuato a bere fino alla morte del nonno in terza media, per due anni la mia gemella mi ha coperto il culo. Poi la dispensa cominciò a svuotarsi totalmente, e io non potevo complicare la vita a quel piccolo nucleo familiare che adesso eravamo solo noi due. Finite quelle bottiglie la mia depressione si fece apocalittica, e mentre mia sorella si faceva in quattro per racimolare qualche soldo come poteva e risparmiare... io continuavo a morire lentamente. Finalmente arrivò il primo anno di superiori e conobbi voi per caso. Mi salvaste la vita nel vero senso della parola. Cominciai a riprendermi e a vivere, presi confidenza con mia sorella come si conviene, molto simile a quella fra te e Tom... lei trovò lavoro come cameriera ed è quello che tutt’ora esercita e ci permette di continuare a tirare avanti abbastanza da non lamentarci, mentre io mi occupavo di voi, della scuola e di casa. Ho vissuto così fino a che non ho incontrato te, sei il mio primo amico e la prima persona a cui riveli tutto questo. Ti sono riconoscente per tutto quello che mi dai anche inconsapevolmente, adesso che ho parlato mi sento meglio. Non ti voglio raccontare i particolari perché mi metterei a cercare il miglior modo per uccidermi in poco tempo e non voglio...-
La ragazza sospirò come per riaversi da un lungo momento senz’aria. Sorrise a Bill che la guardò con le lacrime che già scendevano, si abbracciarono dolcemente. Alix asciugò con cura le lacrime al ragazzo, che ricambiò il sorriso di poco prima.
-Prego. E comunque anche tu sei molto importante per me...-
Alix lo guardò interrogativa, poi urlò...
-Bibo sei il mio primo e unico migliore amico e tale rimani!-
-E anche tu lo sei per me, fuori dal gruppo. La prima e l’unica....-
Lei si spostò sulle gambe del ragazzo, stringendo le sue intorno al bacino dell’amico, la gonna nera a scacchi le copriva delicatamente la pelle candida che righe delle calze non riuscivano a nascondere, strinse fra le dita il viso di Bill e si guardarono negli occhi per un tempo infinito; rosso vermiglio e nocciola, sangue contro terra in una lotta eterna, bianco e nero assieme, normalità e pazzia, bene e male, angelo e demone. Bill mise le sue mani fra i capelli candidi di lei cominciando una lunga carezza, senza mai staccare lo sguardo dal suo corpo e dai suoi occhi; passò i palmi sul collo, sulle spalle, sullo scollo del maglione per poi fermarsi sui fianchi, che strinse con più forza. La avvicinò a se lentamente, leggeva attraverso quegli specchi color della fiamma una paura molto forte nel profondo dell’anima ma lui la ignorò. Alix lo lasciò fare. Ormai erano a pochi centimetri uno dal volto dell’altra, le loro fronti si toccavano, lei si sentiva strana e tremendamente scomoda, sedeva esattamente su un punto imbarazzante e cercò di non farci caso come poteva. Bill le cinse la vita con un braccio poi affondò le dita fra le sue ciocche argentee, spinse col braccio la schiena di lei verso il suo petto e poi appoggiò le labbra sulle sue. Se fosse stato un bacio nessuno dei due lo sapeva, era molto timido, molto accennato e leggero; ma era dolce, troppo dolce e ai due piacque lo stesso. Si abbracciarono, non c’era traccia di amore, semplicemente si volevano (come amici) davvero molto bene.

Se mi volete conoscere ho msn... chiedete pure.

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